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Comunità Montana Valsassina, Valvarrone, Val D'Esino, Riviera

I GEOSITI DELL'INSUBRIA


UN ITINERARIO LUNGO 350 MILIONI DI ANNI


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CHE COSA SONO I GEOSITI?

La regione Insubrica, posta a cavallo tra Lombardia e Canton Ticino, rappresenta sin dal XIX secolo una palestra per Geologi e Paleontologi, data la varietà delle sue rocce e la complessità della tettonica che ha portato gli antichi fondali marini a costituire quella cerchia di monti ben visibili anche da Milano nelle giornate limpide, quando i tipici profili del Monte Generoso o delle Grigne sono immediatamente riconoscibili. Oggi le conoscenze geo - paleontologiche sono evidentemente ben più approfondite e anche la “gestione” di questi dati è cambiata: dal ristretto gruppo di specialisti, ci si apre alla valorizzazione di questo patrimonio naturalistico e culturale veramente alla portata di tutti. Ricordiamo soprattutto l’inserimento del Monte San Giorgio nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO per i suoi fossili del Triassico Medio. Questa prima raccolta di fenomeni geologici da scoprire sulle Prealpi Lombarde e Ticinesi vuole essere uno stimolo alla conoscenza dell’ambiente che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e che, assuefatti dalla sua bellezza, spesso non conosciamo se non superficialmente. Conoscere la natura è, al di là della soddisfazione personale, anche la base del rispetto della stessa, della comprensione di come l’ambiente non sia statico ma sia il risultato di una evoluzione lunga molti milioni di anni. Conoscere la geologia è il primo passo, perché le rocce che formano l’ossatura delle nostre montagne influenzano più di quanto pensiamo il paesaggio attuale.

Non resta quindi che allacciare gli scarponi e scegliere uno degli itinerari proposti per realizzare un sogno: viaggiare nel tempo percorrendo un itinerario lungo 350 milioni di anni.

I GEOSITI

I geositi della Grigna
1. Moncodeno
2. Pialeral
3. Fiumelatte

I geositi dei Corni di Canzo
4. Sasso Malascarpa

I geositi del Lario Intelevese
5. Buco dell'Orso
6. Caverna Generosa

I geositi del Sottoceneri
7. Sentiero delle Meraviglie
8. Sentiero del Carbonifero di Manno
9. Sentiero del Monte Caslano
10. Monte San Giorgio
11. Sentiero di Gandria

 

LA GEOMORFOLOGIA

La geomorfologia è la branca della geologia che si interessa della formazione ed evoluzione delle forme del paesaggio. La comprensione di queste forme permette di raccontare storie lontane, per meglio capire il territorio che viviamo.

I laghi
La caratteristica principale del paesaggio della regione insubrica sono i grandi laghi: Lago d’Orta, Lago Maggiore, Lago di Lugano e Lago di Como. Le valli che attualmente sono occupate dai bacini lacustri non si sono formate grazie all’azione dei ghiacciai, ma grazie allo scavo operato dai fiumi e per tettonica. Circa 6 milioni di anni fa, durante la parte terminale del Miocene, detta Messiniano, il Mare Mediterraneo rimase separato dall’Oceano Atlantico perché le comunicazioni tra il mare e l’oceano si chiusero. Completamente isolato, il Mediterraneo somigliava a un enorme lago salato nel quale l’evaporazione superava l’apporto di acqua da parte dei fiumi; per questo motivo lentamente le sue acque si asciugarono quasi completamente. Sul fondo del bacino disseccato si depositarono gesso e salgemma. I fiumi però continuavano a portare acqua nella conca, ma, considerato il basso livello di base al quale dovevano raccordarsi, scavarono lunghi e profondi canyon per collegare le pianure al nuovo livello del fondo. Il Toce, il Ticino, l’Olona, l’Adda, il Brembo e tutti gli altri fiumi scavarono quindi profonde gole, alcune delle quali sono oggi occupate dai laghi.
Quando, alla fine del Messiniano, si formò lo Stretto di Gibilterra, il bacino del Mediterraneo venne di nuovo occupato dalle acque marine. Il mare penetrò nei canyon che divennero simili a fiordi e vi restò per tutto il Pliocene. Alla fine di questa era iniziarono le glaciazioni e ighiacciai rimodellarono le valli, asportarono parte dei sedimenti, riempirono parzialmente i canali, ma a questo punto i giochi erano fatti: i ghiacciai sfruttarono valli già formate, ridando loro una forma, ma non le scavarono da soli a partire da una superficie piatta originaria.

Le glaciazioni
Durante la storia della Terra, durata circa 4,5 miliardi di anni, il clima non è stato sempre uguale a quello attuale. Vi sono stati lunghi periodi di calde temperature su quasi tutto il pianeta e vi sono state epoche in cui il clima era freddo e si sono formati grandi ghiacciai sui continenti; questi periodi sono noti col termine di “glaciazioni”. La parte più recente della storia della Terra, ossia gli ultimi 2,6 milioni di anni, è stata caratterizzata da un clima particolarmente mutevole. Si sono infatti succedute varie glaciazioni alternate da cicli caldi, detti interglaciali. Attualmente stiamo vivendo in un interglaciale chiamato Olocene. Tradizionalmente si ritiene che le glaciazioni durante il Quaternario siano state 4, denominate, dalla più vecchia: Günz, Mindel, Riss e Würm. Solo di recente, a partire dagli anni ’50, si è scoperto che le glaciazioni sono state molto più numerose: circa 11 negli ultimi 800.000 anni. Le variazioni dei ghiacciai del passato possono essere ricostruite solo sulla base dei depositi glaciali (detti internazionalmente till) che essi hanno lasciato. La granulometria dei till varia dal limo, costituito da particelle di diametro inferiore a 0,0625 millimetri, ai macigni di dimensioni superiori alla decina di metri.
I massi abbandonati dai ghiacciai vengono detti “massi erratici”. L’ultima glaciazione è avvenuta circa 20.000 - 22.000 anni fa e in Insubria prende il nome di “Glaciazione Cantù”.

Il carsismo
Uno dei paesaggi più diffusi nell’Insubria è il paesaggio carsico. Il carsismo è l’insieme di fenomeni che derivano dalla parziale solubilità in acqua di alcune rocce. Altre, invece, come il granito, non si sciolgono in acqua. Tra le rocce solubili, alcune, come il gesso e il salgemma, si dissolvono direttamente anche in acqua pura, altre, come il calcare e la dolomia, richiedono che l’acqua sia acida, ma in natura tutte le acque meteoriche ossia la pioggia, la grandine e la neve sono leggermente acide perché contengono biossido di carbonio, CO2, detto tradizionalmente anidride carbonica. La pioggia, leggermente acida, cade sulle rocce calcaree dove, in parte, scorre sulla superficie e, in parte, penetra sottoterra. L’azione di scioglimento si esplica, pertanto, sia in superficie sia in profondità.
Nel primo caso si produce il carsismo superficiale; nel secondo caso, invece, il carsismo profondo, ossia le grotte.
Tutte queste azioni sono di origine chimica; quando l’acqua asporta parte della roccia per azione chimica, il fenomeno prende il nome di “corrosione”, invece quando si tratta di un’azione meccanica di abrasione e sfregamento si parla di “erosione”.
La distinzione tra questi due estremi non è sempre possibile quando si ha a che fare con rocce solubili come il calcare.

Carsismo superficiale
La forma carsica per eccellenza è la dolina. “Dolina” è un termine slavo che indica una depressione (ossia un avvallamento) del terreno. I tipi principali di dolina sono due: doline di corrosione e doline di crollo. L’acqua piovana penetra nella roccia in corrispondenza di fratture; se vi sono parti di roccia con una densità di fratture maggiore o con fratture più larghe, si avrà, in quelle parti, un assorbimento preferenziale delle acque e di conseguenza una maggior dissoluzione del calcare con formazione di una dolina di corrosione.
La dolina di crollo ha invece un’origine molto diversa. È infatti necessaria la presenza, vicino alla superficie, di un vuoto sotterraneo. La corrosione della superficie e quella contemporanea della volta del vuoto assottigliano sempre più il diaframma di roccia che alla fine crolla. Le doline possono avere dimensioni molto variabili: il diametro e la profondità sono compresi tra pochi metri e le centinaia di metri. Accanto alle doline, i campi solcati (o karren o lapiés) sono le forme più diffuse. Si tratta di una famiglia di forme in genere di piccole dimensioni (lunghi da meno di un metro ad alcuni metri e profondi alcuni centimetri), tra le quali si possono riconoscere le scannellature, i solchi a doccia, le vaschette di corrosione, i fori e i crepacci carsici che saranno descritte in dettaglio durante gli itinerari. L’acqua piovana, cadendo sulla roccia, si raccoglie in piccoli rivoli che, scorrendo verso il basso, sciolgono il calcare e formano una serie di piccoli solchi rettilinei: le scannellature, separate da creste aguzze. Se i rivoli sono più cospicui e scorrono per alcuni metri su superfici inclinate formano, sciogliendo il calcare, i solchi a doccia rettilinei o sinuosi. In alternativa l’acqua può raccogliersi e ristagnare in depressioni della superficie che vengono man mano allargate e approfondite creando le vaschette di corrosione. Dopo un certo percorso superficiale, l’acqua penetra nella roccia in corrispondenza di fratture che vengono man mano allargate dall’azione solvente dell’acqua, dando vita a fori e crepacci carsici.

Carsismo profondo
Il carsismo profondo è costituito dalle grotte, ognuna delle quali è costituita da un insieme di gallerie, sale e pozzi, la cui origine è tutto sommato simile. Le gallerie e i pozzi si sviluppano lungo la confluenza di due o più piani di fratturazione e/o di stratificazione. Gli incroci sono più larghi del semplice piano di frattura o di strato e perciò sono i luoghi in cui l’acqua scorre più facilmente e corrode la roccia fino a formare gallerie e pozzi percorribili dall’uomo. Le sale, invece, si formano in corrispondenza dell’incontro di più gallerie, anche su piani diversi. Le grotte sono formate dall’acqua che si infiltra nella roccia. Quest’acqua però, dopo un percorso più o meno lungo sottoterra, deve uscire nuovamente in superficie, dato che la roccia non può contenerne grande quantità. Il percorso seguito dall’acqua costituisce la circolazione carsica e comprende il passaggio attraverso una zona di percolazione da una zona di assorbimento, nella quale l’acqua penetra nel sottosuolo, a un’area sommersa, in cui l’acqua riempie tutti i vuoti possibili, uscendo in superficie da una sorgente situata nel punto più basso delle valli circostanti.

 

LA SCALA DEL TEMPO

La datazione delle rocce è un problema nato con lo studio della Terra tra la fine del ’700 e gli inizi dell’800 quando nacque la geologia moderna. Il concetto di tempo geologico, così espanso rispetto alla vita media dell’uomo, ha sempre affascinato scienziati e non, fino ai nostri giorni. “Quanti anni ha?” è in genere la prima domanda davanti a un fossile o a una roccia.

Le principali suddivisioni temporali (le ere) sono state identificate già nell’800 sulla base dei principali cambiamenti faunistici, quelle che ora chiamiamo crisi biologiche con le estinzioni di massa. Via via, le suddivisioni si sono fatte più dettagliate, sempre fondandosi sul succedersi degli organismi, stabilendo quindi uno stretto legame tra evoluzione biologica e storia della Terra. Ma i fossili non “danno i numeri”, possono solo dire se sono più vecchi o più giovani di altri fossili: i “milioni di anni” che siamo abituati a collegare appunto ai fossili e alle rocce sedimentarie, derivano dalla misurazione del decadimento di isotopi radioattivi contenuti nelle rocce vulcaniche che talvolta, come al Monte San Giorgio, si intercalano agli strati contenenti i fossili.

 

ERE GEOLOGICHE

La Caverna Generosa
Pleistocene
Buco dell’Orso
Pleistocene Superiore
Fiumelatte
Miocene
Sentiero di Gandria
Giurassico 
Sasso Malascarpa
Triassico Superiore 
Moncodeno 
Triassico 
Pialeral 
Triassico
Monte San Giorgio
Nel Carbonifero, nel Triassico Medio 
e nel Giurassico

Sentiero del Monte Caslano
Permico/Triassico 
Sentiero del Carbonifero di Manno
Carbonifero
Sentiero delle Meraviglie 
Carbonifero 

Nei geositi contrassegnati con questo simbolo il fenomeno è ancora in atto

 

METEO 

Le condizioni istantanee dell’atmosfera in una località assegnata costituiscono il tempo meteorologico. Lo studio del tempo e della sua evoluzione è argomento della meteorologia mentre l’insieme delle condizioni meteorologiche che si sono manifestate in una data località ne costituiscono il clima. Lo studio dei caratteri e della distribuzione geografica dei climi è argomento della climatologia.
La descrizione del clima di un’area assegnata avviene generalmente attraverso l’elaborazione statistica delle rilevazioni eseguite per un periodo sufficientemente lungo dei principali elementi climatici quali la temperatura, il soleggiamento, l’umidità, la copertura nuvolosa, le precipitazioni e il vento.
La caratteristica principale del clima alpino e prealpino è che esso varia con la quota soprattutto a causa della temperatura, che mediamente decresce di 6,5° C a ogni aumento di 1 chilometro di altitudine. Come per ogni altra regione situata alle medie latitudini, c’è un’importante alternanza stagionale che, negli ultimi decenni, ha mostrato però importanti anomalie, sia nel campo delle temperature che in quello delle precipitazioni. Tali anomalie sono fortemente legate ai tipi di masse d’aria che attraversano l’area, cioè ai diversi tipi di circolazione. Nel caso delle Alpi, la differenza fondamentale nella distribuzione delle condizioni climatiche si ha tra i due versanti: quello esterno è più esposto all’arrivo, diretto, delle perturbazioni atlantiche mentre quello interno è più esposto agli afflussi di aria umida mediterranea.
Da questo punto di vista la regione insubrica, in parte italiana e in parte svizzera, ha caratteri climatici tipici del versante interno.

Climatologia dinamica
A seconda delle strutture circolatorie che interessano l’area euromediterranea, secondo la scala padano - alpina si possono avere condizioni di maltempo, tempo incerto o bel tempo. Nella figura sono illustrati tre tipi di circolazione, ciascuno come esempio delle tre diverse condizioni. Le strutture circolatorie possono essere dinamicamente poco attive (ovvero di alta pressione o “anticicloniche”) e possono perciò innescare circolazioni di origine termica, come ad esempio le brezze.
Sia le circolazioni dinamiche sia quelle di origine termica subiscono influenze e deformazioni per la presenza di rilievi, solchi vallivi e grandi masse idriche.

Utilizzare previsioni in ambiente montano
L’ambiente montano, a causa della complessità della superficie, può presentare condizioni e modalità di evoluzione del tempo che vanno seguite con particolare attenzione per la rapidità con cui si modificano, sia nella stagione estiva che in quella invernale. Un improvviso abbassamento della base delle nubi può portare a condizioni critiche di visibilità (erroneamente definite “nebbia”); abbassamenti di temperatura possono determinare intense gelate con formazioni di brina o di galaverna. Rapidi peggioramenti del tempo possono portare rovesci di pioggia e grandine anche di tipo temporalesco con fulmini o, d’inverno, a nevicate intense o a sbalzi di temperatura che possono creare condizioni di serio pericolo per il distacco di valanghe. L’accessibilità alle informazioni meteorologiche è attualmente garantita in maniera molto dettagliata attraverso i media, attraverso internet e attraverso servizi diffusi con SMS a richiesta, raramente orientati a specifiche esigenze.
Per chi frequenta la montagna a scopi escursionistici o per chi vi svolge attività di lavoro, come nel caso delle strutture alberghiere o di gestione di un parco naturale, avere delle previsioni meteorologiche mirate, basate su accurati rilevamenti di dati locali, può costituire un elemento di valido supporto e di sicurezza. In questa luce, nell’ambito del Programma Interreg III A “Un itinerario lungo 350 milioni di anni. I geositi dell’Insubria: nuova opportunità per il turismo”, l’Osservatorio Meteorologico di Milano Duomo, partner del progetto stesso, ha messo a punto un bollettino giornaliero di previsione orientato alle esigenze citate, con proiezioni fino a tre giorni.



Data ultimo aggiornamento: 06-06-2017

Sito Uff. Parco Regionale Grigna Settentrionale
Piano di Zona Bellano
Sito Ufficiale del Distretto Culturale Valsassina
Paesaggio culturale alpino su Wikipedia
Rocce tra lago e cielo
Sito Uff. Manifestazioni Zootecniche Valsassinesi
FRANTOIO e OLIO DOP
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