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Comunità Montana Valsassina, Valvarrone, Val D'Esino, Riviera

PROFUMI E PRODOTTI


Progetti PSR 2007 - 2013 
Vari progetti riferiti a differenti misure

Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale: l'Europa investe nelle zone rurali
Progetti vari riferiti a tematiche sulla MULTIFUNZIONALITA' ed avvicinamento ad EXPO 2015
I testi archiviati sono estratti da un'ampia produzione di materiale realizzato con vari progetti finanziati e prodotti con i fondi del PSR 2007 - 2013 e riferiti a ​differenti misure e sottomisure


INCONTRARE LE GENTI DELLA VALSASSINA

Quello che in altri angoli del mondo viene definito, con linguaggio turistico, folclore, qui non è altro che quotidianità. Un grazioso fazzoletto tutto fiori e una camicia tutta trine e merletti non costituiscono solo capi di un abbigliamento pittoresco da rispolverare o da far fotografare al turista, ma sono una componente stessa dell’anima di questa terra, del modo di essere della sua gente, parte integrante di una cultura che quasi intatta è giunta fino ai nostri giorni.

Ecco perchè l’incontro con le genti della Valsassina, Valvarrone, Val d’Esino e Riviera, genti di lago e di montagne, è la conoscenza di un’umanità semplice, genuina, legata da un amore profondo con la propria terra, da una devozione intensa nei confronti dell’ambiente in cui è sempre vissuta, da un rispetto innato verso la natura e il territorio.
Ecco perchè, così come nei secoli passati stupì illustri ed attenti viaggiatori, oggi affascina l’incontro con questo popolo di montanari e di laghee. Quella valsassinese è una terra dall’anima autentica, serena, come quella delle sue genti. Lo sguardo di un valligiano orgoglioso della sua catasta di legna appena tagliata o l’attenzione di una donna intenta in un lavoro dei bei giorni del tempo che fu, sono specchi di un’anima antica.

 

SCOPRIRE I LUOGHI ATTRAVERSO I GUSTI

In Valsassina l’agricoltura di montagna si caratterizza per le sue colture di qualità e una produzione di prim’ordine. Il primo posto spetta naturalmente ai prodotti lattiero caseari sempre più apprezzati dai consumatori grazie alla loro bontà, legata in gran parte all’ambiente montano ed al fatto che i produttori hanno sempre privilegiato la qualità rispetto alla quantità. I tipici formaggi sono ricavati esclusivamente da latte locale, lavorato sul posto. Si possono acquistare direttamente sui luoghi di produzione come gli alpeggi oppure nei punti vendita specializzati. Altri prodotti che simboleggiano la vocazione valsassinese per la natura sono i piccoli frutti di bosco e le loro trasformazioni. Per il prezioso contenuto di sali minerali e di vitamine sono particolarmente indicati nella più genuina alimentazione. Questa esalta i suoi caratteri di forte genuinità con tutti gli altri prodotti, dalle carni ai pesci, dai salumi alle verdure, dai frutti coltivati a quelli spontanei, non dimenticando olio e miele.

Una manna per chi vuole fare la spesa “naturalmente”…
Perchè quando si va in vacanza, “naturalmente” si scoprono i luoghi nei quali ci si trova anche attraverso i gusti ed i profumi dei prodotti tipici locali.

 

GUSTARE ED ACQUISTARE IN ALPEGGIO

C’è un mondo di sapori contadini giunti fino a noi pressoché intatti, mantenuti vivi da una cultura e tradizione molto sentita e vissuta quotidianamente con i ritmi di sempre.

Si inizia con l’allevamento dei bovini da latte: un’arte tradizionale il cui prodotto conserva la sua eccelsa qualità.
Dalle nostre parti i nuovi mezzi non hanno fatto dimenticare le antiche regole che da sempre governano l’allevamento del bestiame e che prevedono, tra l’altro, il trasferimento estivo delle mandrie sugli alpeggi di media e di alta montagna. Nel territorio valsassinese gli alpeggi, le vaste aree tra i 1000 ed i 2000 metri di quota utilizzati per la monticazione dei bovini da latte, continuano ad essere utilizzati nella stagione estiva. E questo da tempo immemorabile visto che già cinque secoli fa si misurava il benessere dei vari paesi della valle dall’abbondanza dei pascoli e dalla quantità del bestiame allevato sì che l’incantato viaggiatore poteva annotare che “eravi una montagna tutta di formaggio”. La pratica dell’alpeggio rende possibile la continuazione di una produzione casearia tipica e dalle qualità inimitabili. Il latte prodotto sui nostri alpeggi viene infatti lavorato sul posto e fornisce una produzione stagionale di formaggi che, per le loro particolari caratteristiche, sono indubbiamente da considerarsi tipici e di elevata qualità. Si tratta di formaggi ottenuti da un latte particolarmente pregiato perchè fornito da bovini la cui alimentazione è composta esclusivamente da erbe di montagna, brucate direttamente al pascolo. Un foraggio aromatico, rigoglioso, fatto di tante essenze diverse.

Si arriva così a scoprire uno degli aspetti più piacevoli in Valsassina: il mondo dei formaggi.
Formaggi grassi e semigrassi, burro e ricotta, caprini e quartirolo di monte sono prodotti di alto pregio ma che, per la limitata quantità, solo raramente possono essere acquistati dai consumatori attraverso le normali vie commerciali. Suscita quindi particolare interesse l’iniziativa della degustazione e vendita dei formaggi prodotti direttamente sugli alpeggi. Un contatto diretto fra allevatori e consumatori. questi ultimi hanno la garanzia assoluta della genuinità di quanto acquistano. Così nella stagione estiva gli amanti degli inimitabili formaggi di monte possono acquistarli direttamente sugli alpeggi, abbinando alla gioia di una facile e salutare gita in montagna la sempre interessante esperienza di osservare da vicino come vivono e lavorano gli alpigiani. Sono poi in numero crescente i ristoratori che promuovono nei loro locali gli ottimi formaggi di casa nostra.

 

LE ORIGINI DEL FORMAGGIO D’AUTORE

PROVENGONO DALL’ALPEGGIO I FATTORI DI TIPICITA’

Appartiene alle più tipiche e tradizionali produzioni casearie dei nostri alpeggi, dove il formaggio viene posto a stagionare in grotte naturali o cantine a temperatura ed umidità costanti per almeno tre mesi prima di essere consumato. E’ tra i migliori formaggi italiani, eccellente da tavola dove è considerato un ottimo alimento concentrato. Prolungando la stagionatura diventa anche un ottimo formaggio da condimento. Al taglio presenta colore giallo paglierino, pasta tenera. Al palato presenta un gusto caratteristico, deciso, dolce nei primi mesi di stagionatura, tendente al piccante quando è maturo, caratteristiche che gli derivano dalla lavorazione artigianale. Ottimo formaggio da taglio, si accompagna con vini rossi di buona qualità. La produzione limitata ne consente l’acquisto solo sugli alpeggi e in alcuni negozi specializzati.
Un formaggio tipico come quello dell’alpeggio deve essere prodotto secondo determinati e ben precisi fattori di tipicità. Il primo, fondamentale, è proprio la zona d’origine, cioè l’alpeggio, dove il formaggio è prodotto esclusivamente con il latte di animali al pascolo. Il prodotto è quindi strettamente legato all’ambiente, al suo clima, alla sua vegetazione. Questo formaggio è ottenuto con latte di vacca intero, talvolta – è il caso del prodotto dell’alta Valvarrone e della Val Biandino – con l’aggiunta di una percentuale di latte di capra. Il latte utilizzato non viene pastorizzato, permettendo così di mantenere quelle elevate caratteristiche organolettiche, dovute alla conservazione dell’intera flora microbica, che lo rendono unico nel suo genere.

IL SEMIGRASSO SI CHIAMA “DI CONCA” SE HA ORIGINE ALPIGIANA

Prodotto sia sugli alpeggi che nelle latterie, questo formaggio ha un’origine propriamente alpigiana dove prende la denominazione di “formaggio di conca”, in quanto il latte della munta serale viene lasciato riposare in conche di rame immerse nell’acqua di fonte per essere scremato. A questo latte viene poi aggiunto il latte intero del mattino: si ottiene così un formaggio a basso contenuto di sostanze grasse, da cui il nome di semigrasso.

Il formaggio semigrasso, la cui produzione è diffusa in tutta la valle, è tra i prodotti più rinomati, una sintesi dei sapori della cultura e della tradizione di questa terra: un buon sapore con gusto caratteristico, dolce quando è ancora di fresca stagionatura (si inizia a consumarlo a due mesi dalla preparazione), più piccante quando è maturo. Per tradizione questo formaggio viene utilizzato nella preparazione di piatti tipici data la sua ottima caratteristica di formaggio filante. Le caratteristiche organolettiche del prodotto, il cui sistema di lavorazione ricorda quello del grana, variano in rapporto al grado di scrematura cui il latte viene sottoposto. Al taglio presenta colore giallo paglierino. La sua produzione è prerogativa degli alpeggi e delle latterie valsassinesi dove il latte si adatta perfettamente a questa caseificazione. E’ quindi il formaggio che può essere consumato nel corso di un’escursione in uno dei tanti alpeggi disseminati sulle montagne valsassinesi, oppure acquistato nelle latterie sociali e nei negozi specializzati.

DALLA VALSASSINA UNO DEI FORMAGGI ITALIANI PIU’ CONOSCIUTI!

Almeno uno dei formaggi tipici della valsassina entra con pieno diritto nel lungo elenco dei formaggi italiani più conosciuti. Si tratta del taleggio la cui stagionatura nelle grotte costituisce prerogativa esclusiva della Valsassina. Il taleggio trae le sue origini direttamente dal quartirolo di monte. Si tratta di formaggi grassi, ottenuti cioè da latte di vacca intero, ad acidità naturale ed a maturazione rapida. La pasta è morbida e fusibile al palato; molle subito sotto la crosta, più compatta e leggermente friabile verso l’interno. Al giusto grado di maturazione, cha avviene in grotte naturali caratterizzate da umidità e temperature costanti per tutti i mesi dell’anno, il sapore tende al dolce con retrogusto leggermente acidulo, a maturazione più avanzata il gusto risulta piccante. In Valsassina, per tradizione, vengono utilizzati per preparare la polenta taragna.

DALLA CREATIVITA’ CONTADINA ARRIVA IL CARATTERISTICO CAPRINO

Un altro invito al buongustaio amante della cucina sana, semplice e genuina ad immergersi nella realtà del territorio. Il sapiente connubio del formaggio caprino con gli aromi naturali incontaminati risponde perfettamente alle più evolute forme di turismo, quelle che sposano la scoperta delle bellezze storico-architettoniche e del patrimonio ambientale alla ricerca della genuinità e qualità dei prodotti. Perchè allora, in occasione di una visita da un nucleo storico o ad una chiesa, o dopo una passeggiata nei boschi, non sedersi a tavola in una delle nostre cascine, oppure in un ristorante, gustando questi invitanti prodotti della tradizione locale?

Il caprino, formaggio caratteristico della Valsassina, si prepara usando latte intero di vacca con o senza l’aggiunta di una percentuale variabile di latte di capra. Il latte coagula a temperatura naturale di mungitura mediante l’aggiunta di siero acido oppure di caglio, in modo da ottenere una cagliata moto fine e con uno spiccato sapore acidulo. Quando la cagliata è pronta la si frantuma con una spannarola e quindi se ne fanno dei fagotti che si appendono a scolare. Quindi la cagliata si lavora a mano, impastandola in modo da eliminare completamente il siero ed avere una pasta omogenea. Durante l’impastatura si aggiunge sale finissimo. Con tale pasta si preparano dei cilindretti della lunghezza di 4-5 centimetri e del diametro di circa 3 centimetri, che si possono consumare freschi o mettere in casera per la maturazione. I caprini sono formaggi fini, molto ricchi di grasso, butirrosi, di sapore assai delicato, dolci molto piccanti a seconda del grado di maturazione. I caprini sono una delle invenzioni più felici della creatività contadina, che riesce ad utilizzare anche piccole quantità di latte, in dimensione domestica. Un latte dove si sentono tutti i profumi del prato perchè l’erba contiene una elevata quantità di acidi grassi insaturi che poi si ritrovano nel latte e contribuiscono ad arricchire l’aroma del formaggio. La produzione artigianale, come avviene anche per taleggio e quartirolo, purtroppo si confondo sul mercato con grossi quantitativi prodotti dalle industrie che mortificano produzioni artigianali genuine e naturali. Il residuo della lavorazione del formaggio d’alpe trova invece conveniente impiego nella produzione della ricotta che viene consumata fresca o stagionata.

La semplicità e versatilità del formaggio caprino, sia quello prodotto con latte di vacca disponibile tutto l’anno che in particolare quello prodotto con latte di capra disponibile dalla tarda primavera all’inizio autunno e dal caratteristico sapore pieno, ha dato luogo ad una serie di varianti diventate tutte importanti e tipiche nei loro sapori naturali perchè i caprini sono conditi dagli aromi naturali di questa terra. A noi non resta che augurarvi buon appetito. Al resto ci penseranno questi ricchi e saporiti prodotti ricavati dal buon latte di casa nostra. Un modo per scoprire come un alimento base così semplice, consumato freschissimo oppure conservato sott’olio, possa trasformarsi in un’autentica ghiottoneria. Dal sapore base delicato, gradevole e tendente al dolce con richiamo alla fragranza del latte e della panna, via via si passa al sapore aromatico, leggermente piccante, molto piccante, attraverso un ricco ventaglio di sfumature diverse. Ed è giusto che sia così, perchè ogni aroma, sposato al caprino, deve esternare la sua personalità in modo inconfondibile.

 

QUEL GUSTO DEI SAPORI DEL BOSCO

C’è un frutto che ha avuto una grande importanza nella storia delle nostre vallate, indispensabile fonte alimentare fin dai tempi più remoti, addirittura moneta sonante come testimoniano alcuni documenti medioevali dove le locazioni di prati e di selve venivano stabilite in “some” e “quartari” di castagne. Comunque è il patrimonio della tradizione orale che testimonia come l’impiego alimentare della castagna a colazione, pranzo e cena, sia da far risalire alla notte dei tempi. Tantissimi anche i motti e le filastrocche che parlano di castagne, da sole o associate ad altri alimenti.

Del resto, l’autunno che altrove viene chiamato stagione morta, in Valsassina è considerato d’oro. L’aria limpida e pura, il cielo terso, i boschi pieni di mille colori delle foglie che con i primi freddi cambiano la loro veste estiva. Già dalla fine di settembre, ma soprattutto in ottobre, ogni momento è buono per una castagnata. Ci si trova in piazza, spesso al suono di una musica improvvisata, a gustare caldarroste. C’è un patrimonio di storie e leggende, nelle nostre valli, nato quando la fame era davvero fame e la sopravvivenza era legata ad una manciata di castagne.

In una incredibile miscellanea di colori e profumi, oltre alla preziosa castagna ci sono molti altri sapori del bosco, tutti da scoprire e da gustare.

I piccoli frutti del bosco racchiudono l’affascinante segreto che lega l’uomo alle piante, da sempre ingredienti essenziali per l’alimentazione e la terapia, il piacere della tavola e la salute del corpo.

Alla base della tradizione alimentare valsassinese ci sono prodotti semplici che, per la loro genuinità, bastano da soli a decretare il successo di molti piatti da gustare nei ristoranti e negli agriturismi disseminati nel territorio: tra questi, i piccoli frutti del bosco detengono un posto d’onore.

Caratteristiche e virtù dei piccoli frutti, metodi di coltura e di utilizzo, possibilità pratiche di impiego, sono da anni oggetto di interesse da parte di “pionieri”, che hanno avviato un’iniziativa che si sta progressivamente estendendo in tutto il territorio dove ormai non si può più fare a meno dei profumatissimi lamponi, dei delicati mirtilli, dei preziosi ribes, e poi ancora di uvaspina, rovo, sambuco, biancospino, rosa canina e tanti altri frutti dimenticati. Le caratteristiche climatiche conferiscono ai nostri piccoli frutti le proprietà di sapore più elette. La vicinanza del lago e la protezione dei monti, infatti, fa sì che in primavera e in autunno i nostri boschi siano accarezzai da un’aria dolce e frizzante e in estate benedetti dal sole che fa maturare i frutti.

E parlando di frutti del bosco va ricordato un altro speciale frutto di questa terra, pure di grande valore gastronomico: il fungo.
Nei nostri boschi cresce un fungo porcino tra i più saporiti che da sempre è l’ingrediente per condire primi raffinati e realizzare secondi particolarissimi.

 

L’ANTICA E SAPIENTE TRADIZIONE DEL MIELE

L’apicoltura è una pratica di transumanza: per il miele, infatti sono molti i piccoli produttori che trasferiscono le arnie nelle zone di montagna, seguendo i periodi delle fioriture, per avere un risultato migliore dai prati incontaminati e per creare nuove variazioni. La fioritura dei prati e dei pascoli da noi è tra le manifestazioni più vistose della natura. I ritmi della natura, sopiti durante l’inverno, riprendono vigore allo sciogliersi delle nevi. Gli alveari si risvegliano allo sbocciare dei crochi e al calore del sole. L’ape è simbolo di vitalità, di laboriosità, di energia, tutte qualità che si ritrovano nel miele. La produzione del miele ha tradizione antica: i valsassinesi hanno infatti appreso da secoli ad usare la sua forza preziosa e a conservarla per i momenti in cui la vita richiede un supplemento di vigore. Ancora oggi, in moti paesi, le caratteristiche e coloratissime arnie costituiscono una caratteristica dell’arredo urbano. Le api fanno il resto: ogni area del territorio, ma più in particolare le diverse quote altimetriche, hanno una vegetazione particolare che dà vita a miele uniflorale o multiflorale.

I quantitativi prodotti sono modesti ma la particolare flora di montagna permette una produzione improntata alla qualità.
Se nella “caccia” ai sapori locali non può mancare la tappa del miele, realizzato in molteplici variazioni di gusti a seconda delle località e del periodo di produzione, così nella spesa non può mancare qualche vasetto di miele prodotto in Valsassina: è il modo più semplice per prolungare il profumo e il sapore della montagna.

 

SCORCI MEDITERRANEI SUL LARIO: L’OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA

L’olio sulla nostra Riviera è sempre stato presente. Si vuole che coloni greci, qui tradotti duemila anni fa dai romani, abbiano iniziato la coltura dando al paesaggio della Riviera del Lario scorci mediterranei. L’olio è comunque rinominato sin dall’epoca longobarda e si può parlare addirittura di una sorta di origine controllata, fin dal Medioevo, quando, forse un po’ condizionati dal suo colore aureo, se ne riconobbero i pregi nella nascente farmacopea. Non era suggestione o fantasia: le più attuali ricerche scientifiche hanno infatti confermato questi peculiari pregi.

Un motivo in più per non perdere l’occasione di assaggiare l’oro di questa terra, profumatissimo e appetitoso, prodotto sulle balze più basse della Riviera del Lario, in particolare nei Comuni di Varenna, di Perledo e di Bellano, nelle terrazze solive che si specchiano nelle acque del Lario.

Un olio dalle proprietà eccezionali, tale per il particolare microclima grazie al quale le piante non subiscono nè eccessivo caldo in estate nè gelate in inverno. Ne deriva un olio durevole e con bassa acidità, di sapore sopraffino. Gli ulivi, curati con attenzione e impegno, danno un frutto squisito con un profumo intenso e fruttato. La raccolta delle olive viene fatta a mano. La frangitura avviene a freddo, conservando così il gusto ed il profumo originari, e nel processo di trasformazione convivono in perfetta sinergia macine di pietra ed acciaio inox. Si ottiene esclusivamente olio d’oliva extra vergine, cioè l’olio più pregiato dal punto di vista organolettico e dietetico. L’olio viene quindi imbottigliato per essere utilizzato nei piatti della gastronomia della zona.

 

IL MISSOLTINO: UN CAPOLAVORO CHE PROVIENE DALLA TRADIZIONE

Vero capolavoro della tradizione valsassinese è il “missoltino”, l’agone essiccato al sole e poi conservato sotto sale. Ricercatissimo, rappresenta da secoli un caposaldo della gastronomia della riviera lariana al punto che nobili, condottieri ad alti prelati, fin dal Rinascimento, si premuravano di farne scorta. Una promozione sul campo da chi, già allora, grazie alla ricchezza aveva tratto il gusto per il bel mangiare.

Ma non è la sola piacevole sorpresa che arriva dalle acque valsassinesi.
Forse non tutti sanno che la trota è un salmonide che prospera in acque correnti, fresche e ricche di ossigeno. E la Valsassina, grazie alla sua collocazione oro-idrografica, è molto ricca di acque dalle caratteristiche qualitative ottimali proprio per le trote. Trote, trote salmonate, cavedani, agoni e lavarelli sono le prede dei pescatori sportivi che nelle pure acque dei torrenti della Valsassina e del Lario possono con soddisfazione gettare la lenza. Nel rispetto delle normative vigenti, andare a pescare lungo torrenti quali il Pioverna e il Varrone, per gli appassionati costituisce una delle maggiori soddisfazioni in assoluto. Una bella pesca è garantita. Nel centro della Valsassina c’è poi anche un impianto realizzato appositamente per accontentare i pescatori della domenica. Per tutti comunque la soddisfazione di riuscire a pescare in acque limpide e pure pesci di assoluta qualità e, contemporaneamente, la sorpresa di poter gustare ottimi piatti di pesce fresco. La tradizione locale è stata poi nobilitata dallo sforzo di fantasia per accentuare gusto e ingentilire pietanze, riscattandone il sapore casereccio e i gusti naturali con il grande pregio della genuinità.

 

ANCHE GLI INSACCATI PARLANO DI TRADIZIONE

Spesso la gastronomia locale è stata considerata solo come l’espressione di una cucina povera, per gente di montagna. Se è vero che è frutto di un mondo contadino, è proprio attraverso la conoscenza di questo mondo dimenticato e spesso lontano dal nostro quotidiano che si possono scoprire i suoi sapori più genuini, sconosciuti e raffinati. Ne sono una testimonianza proprio gli insaccati, risalenti a secoli fa ed oggi riproposti con successo, rappresentando una costante della gastronomia locale. Il luogo comune che in queste valli si mangino solo polenta e stracchino è assolutamente fuori luogo, oltre ad essere del tutto impreciso. La cucina valsassinese è infatti tutt’altro. E gli insaccati – salami, salamelle, prosciutti, salsicce, cotechini, luganeghe e mortadelle – ne sono un po’ la bandiera: uno scrigno di straordinarie specialità gastronomiche che si lasciano scoprire e gustare un po’ alla volta cominciando da quelli di piccolo formato che costituiscono le razioni saporite e nutrienti che i montanari portavano con sè quando andavano a lavorare lontano dal paese. Da considerare senz’altro un prodotto d’eccellenza per sapore, profumo, qualità, gusto e aroma, nella gastronomia locale sono un po’ come il prezzemolo tanta è l’abbondanza di piatti che impiegano gli insaccati come ingredienti di base.

Benchè possa sembrare un po’ riduttivo rispetto a quanto il territorio valsassinese è in grado di offrire sulla tavola, negli insaccati c’è comunque tutto il sapore delle tradizioni di questa terra dove, nella gastronomia, si parla la lingua della genuinità.

 

LA BIANCONA DI ESINO

Già in passato la patata di Esino era conosciuta ed apprezzata in tutta la Lombardia e molto richiesta come seme, tanto che negli anni ’60 gli agricoltori della valle erano tra i principali fornitori dei nuovi consorzi agrari.

Negli ultimi decenni l’introduzione sul mercato di varietà commerciali a basso costo e la meccanizzazione agricola di pianura avevano via via ridotto la coltivazione della patata in questa area montana.

La valorizzazione della Patata Bianca di Esino, attraverso la reintroduzione della coltivazione di questo tubero, è stato l’obbiettivo del progetto sperimentale portato avanti dal Consorzio della Patata Bianca di Esino e sostenuto dal Parco Regionale della Grigna Settentrionale gestito dalla Comunità Montana Valsassina, Valvarrone, Val d’Esino e Riviera.

Con la finalità di riproporre ai coltivatori locali interessati alla coltivazione di questo tubero sia varietà idonee al territorio che tecniche a basso impatto ambientale.

Questa iniziativa, combinata con l’efficace azione di tutela e promozione del prodotto, svolto dall’associazione Consorzio della Patata Bianca di Esino, ha non solo recuperato una tradizione del territorio, ma anche risvegliato l’interesse di gastronomi e buongustai per le sue particolari caratteristiche organolettiche e nutrizionali.

Al programma del progetto hanno aderito persone ed aziende agricole della Val d’Esino, nel territorio di Esino Lario, Perledo e Varenna. Sono stati illustrati loro l’attività e il disciplinare, ovvero le linee guida a cui i produttori si devono attenere durante il ciclo produttivo.

Sia gli esperti che i neofiti, hanno dimostrato grande entusiasmo nel portare avanti il progetto, secondo le linee e le regole prestabilite.

Nelle visite tecniche e nelle riunione di programmazione, tutto è stato discusso e condiviso.

La scommessa era di coniugare la tradizione di secoli di storia locale, con tecniche di agricoltura agroecologica. Visto il crescente numero di persone che si è avvicinato al progetto (coltivatori, acquirenti e ristoratori), non si può che parlare di scommessa vinta!

 

CAVIADINI ED ALTRE DOLCI SORPRESE

Nient’altro che dei biscotti di pasta frolla, ma da sempre legati alla tradizione gastronomica locale. Sono dei protagonisti semplici e genuini, e proprio per la loro semplicità, si preparano spesso: così non è difficile, passeggiando per i paesi, soprattutto alla vigilia della festa, sentire il loro profumo. Hanno una forma che richiama quella di un nodo, evocatrice del miracoloso legame della nostra gente con la nostra terra. Hanno il sapore più semplice, niente di importato e di artificiale, anche questo un miracolo di naturalezza. Hanno dei cugini in riva al Lario, altrettanto semplici e gustosi, i meini. Hanno un nome delicato quelli che sono i dolci più tipici di questa terra, i caviadini.

Comunque, per chi vuole concludere la passerella gastronomica con un dolce, le sorprese non mancano. Sebbene la pasticceria valsassinese si presenta più semplice e meno sontuosa della consorella di pianura, maggiormente contaminata dalla pasticceria internazionale, la qualità indiscussa delle materie prime e l’autenticità dei sapori la rendono unica. Tanti altri infatti sono i dolci che, pur non vantando l’assoluta tipicità dei caviadini, possono a ragione considerarsi locali. Sono quelli che impiegano, fresca o conservata, la frutta locale, soprattutto quella offerta con grande generosità dai nostri boschi. Noci, nocciole, castagne, mirtilli, fragoline, ribes, lamponi, tutti autentici serbatoi di vitamine, sono regolarmente impiegati nella preparazione di dolci, nobilitando così le torte della nonna. Basta provare e verificare la differenza di sapori.

 


Data ultimo aggiornamento: 07-06-2017

Sito Uff. Parco Regionale Grigna Settentrionale
Piano di Zona Bellano
Sito Ufficiale del Distretto Culturale Valsassina
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Sito Uff. Manifestazioni Zootecniche Valsassinesi
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