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Comunità Montana Valsassina, Valvarrone, Val D'Esino, Riviera

GLI AMBITI DI PROGETTO


Progetti PSR 2007 - 2013 
Vari progetti riferiti a differenti misure

Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale: l'Europa investe nelle zone rurali
Progetti vari riferiti a tematiche sulla MULTIFUNZIONALITA' ed avvicinamento ad EXPO 2015
I testi archiviati sono estratti da un'ampia produzione di materiale realizzato con vari progetti finanziati e prodotti con i fondi del PSR 2007 - 2013 e riferiti a ​differenti misure e sottomisure


verso Expo
Promuovere il territorio

Nell’attuazione del progetto cui questo sito è dedicato il nostro obiettivo è stato quello  di declinare il tema della multifunzionalità in tutti gli aspetti che gli sono propri nell’ambito di un’agricoltura moderna e particolarmente attenta alle esigenze degli agricoltori più evoluti: il tutto all’interno di un orizzonte di riferimento proiettato verso il grande evento dell’Esposizione Universale di Milano.

Expo 2015 rappresenta un’occasione davvero imperdibile per promuovere il territorio lombardo e italiano attraverso l’immagine di un’agricoltura e di un settore agroalimentare nazionali che possono vantare prodotti e servizi d’eccellenza.

In questa cornice si inserisce il presente progetto, che punta a valorizzare l’esperienza delle numerose aziende agricole multifunzionali della Valsassina, stimolandole a partecipare ad iniziative promozionali incardinate nel sistema di valori e di concetti guida proprio di Expo.

 

cambiamento culturale
Il ruolo della multifunzionalità in agricoltura

Da alcuni anni a questa parte sono in corso una serie di cambiamenti che stanno attraversando in profondità il settore agricolo. Si tratta di innovazioni significative dal punto di vista tecnologico e imprenditoriale, ma anche di cambiamenti di carattere culturale, che trasformano e arricchiscono il modo di fare agricoltura oggi.

Tra le nuove frontiere dell’agricoltura moderna dobbiamo senz’altro includere da tempo la “multifunzionalità”, un concetto variegato e multiforme che descrive l’attitudine dell’agricoltore a fornire alla società una serie di beni e servizi che non sono limitati ai soli prodotti agricoli grezzi. La multifunzionalità in agricoltura comprende una serie di attività che va dalla vendita diretta di prodotti alimentari di qualità fino all’ospitalità agrituristica, dalla gestione di fattorie didattico all’agricoltura sociale, dai servizi per il tempo libero alla manutenzione dei boschi e dei sentieri di campagna.

Si tratta di modi d’essere agricoltori che risultano perlopiù complementari rispetto alla tradizionale attività produttiva, ma che sono di grande importanza perché generano redditi supplementari in grado di garantire la presenza della popolazione anche in aree di per sé svantaggiate, quali le zone di montagna. Inoltre si vengono a creare le premesse per una maggiore sintonia tra agricoltura e società.

Questi nuovi spazi d’azione che si sono aperti da tempo nel settore primario, soprattutto sotto l’egida dell’Unione Europea, sono destinati – anche per il prossimo futuro – a portare una serie di benefici, favorendo tra l’altro una più concreta applicazione delle politiche di tutela dell’ambiente e del territorio.

Tali comparti, in crescita soprattutto grazie all’intraprendenza delle giovani leve imprenditoriali, hanno bisogno di essere sostenuti e incentivati, ricreando quella “coscienza rurale” e quella consapevolezza sull’origine dei prodotti che, nella società contemporanea, rischierebbero altrimenti di essere esclusi dall’insieme delle esperienze fondamentali della persona.

 

ecocompatibilità
Agricoltura multifunzionale protagonista del mondo rurale

L’agricoltura moderna è chiamata a garantire un’offerta stabile e adeguata di prodotti agroalimentari di provata salubrità. Agli operatori del settore primario si chiede però di svolgere anche una serie di ruoli di carattere sociale, ambientale, culturale che contribuiscano a migliorare la qualità della vita degli abitanti delle aree rurali e dei cittadini in genere. Tra questi compiti rientra indubbiamente l’azione di difesa del territorio con tutte le sue risorse in termini di flora, fauna e biodiversità.

Gli agricoltori assolvono a questa funzione attraverso un equilibrato connubio tra esigenze produttive e forme di tutela ambientale. Del resto, questo tipo di atteggiamento è favorito da lungo tempo dagli orientamenti stessi dall’Unione Europea, che individua sempre più nell’attività agricola lo strumento primario di gestione del territorio. Tale impostazione è stata senz’altro confermata con la nuova Politica agricola comune 2014-2020.

La risposta degli imprenditori agricoli alla richiesta di un’agricoltura ecocompatibile ha già assunto da diversi anni una grande varietà di forme: reimpianto di pascoli e prati stabili, realizzazione di filari di alberi, collaborazione con le amministrazioni locali per l’ampliamento delle superfici verdi, manutenzione delle strade poderali di montagna e così via. Tutto ciò con la consapevolezza che solo salvaguardando l’agricoltura, si garantisce la sopravvivenza del mondo rurale.

 

qualità della vita
Agricoltura e società

Nell’ambito di una moderna visione multifunzionale, un forte patto tra agricoltura e società costituisce indubbiamente una strada privilegiata verso l’incremento della qualità della vita di tutti i cittadini, nonché verso la definizione di un modello di sviluppo rispettoso dell’ambiente e del territorio nel suo complesso. In questa direzione si collocano – come si è detto – gli indirizzi dell’Unione Europea, le cui istituzioni sono da tempo impegnate in un progetto di valorizzazione delle aree rurali mirante a integrare l’agricoltura con le altre attività presenti sul territorio rurale.

Alla base di tutto ciò si pone il rapporto tra operatori del settore agricolo, da un lato, e cittadini e consumatori, dall’altro. Tra queste due grandi categorie di soggetti esiste di fatto una forte convergenza potenziale di interessi. Sia gli uni che gli altri sono orientati a perseguire la valorizzazione della qualità sul piano della produzione, del consumo e degli stili di vita. Una stabile e ampia alleanza tra soggetti della società civile e del mondo economico, che condividano questi orientamenti di fondo, rappresenta un aiuto fondamentale nella definizione e nell’attuazione di una strategia coerente e organica per la costruzione di un progetto comune di sviluppo.

 

sperimentare per migliorare
Agriturismo e turismo rurale

Quando si parla di multifunzionalità in agricoltura, uno dei primi filoni cui si rivolge l’attenzione è senz’altro quello dell’agriturismo e, più in generale, del turismo rurale: una realtà assai importante anche per la Valsassina, dove l’accoglienza agrituristica propriamente detta è completata dall’esperienza del turismo d’alpeggio e dalla possibilità di sperimentare interessanti percorsi turistico-culturali aventi come scenario le pregevoli zone rurali della nostra Comunità Montana.

Tra gli strumenti creati dal Ministero delle Politiche agricole per monitorare e promuovere l’agriturismo nel nostro Paese è da citare l’Osservatorio Nazionale dell’Agriturismo. Quest’ultimo, istituito nel 2009, è composto da rappresentanti del Mipaaf, del Ministero del Turismo, dell’ISTAT, di tutte le Regioni e Province autonome, delle Associazioni di categoria (Agriturist, Turismo Verde e Terra Nostra), di INEA e ISMEA.

L’Osservatorio – previsto dalla Legge n. 96 del 2006 – è stato istituito con l’obiettivo di rafforzare il sistema delle conoscenze di settore e il lavoro in rete fra quanti sono impegnati in azioni di sviluppo a favore dell’agriturismo. Questa finalità di carattere generale si declina in una serie di obiettivi quali: potenziare il sistema informativo sull’agriturismo in Italia e moltiplicare le opportunità di scambio di esperienze e competenze; stimolare la crescita delle capacità progettuali e gestionali dei protagonisti del settore; realizzare attività promozionali a beneficio del comparto agrituristico italiano presso il potenziale pubblico dei fruitori italiani e stranieri.

 

filiera corta
La vendita diretta in agricoltura: un’opportunità di sviluppo

Tra gli aspetti dell’agricoltura multifunzionale che potranno essere oggetto di rinnovato impulso, anche in vista di Expo, rientrano certamente la pratica della vendita diretta e delle varie modalità di filiera corta che possono essere praticate dalle imprese agricole, indipendentemente dalle rispettive dimensioni.

Bisogna innanzitutto sottolineare come la valorizzazione della qualità sia destinata a passare sempre più attraverso un rapporto diretto tra produttore e consumatore: per questo è in crescita, nonostante la crisi, il numero degli imprenditori agricoli che praticano la trasformazione e la vendita al pubblico dei prodotti delle proprie aziende, sia individualmente sia attraverso la costituzione di organismi cooperativi.

La pratica della vendita diretta comporta conseguenze positive da molteplici punti di vista:

il produttore può realizzare un’utile integrazione di reddito, a volte essenziale per la sopravvivenza stessa dell’impresa;
l’esercizio di un rapporto diretto con il consumatore crea opportunità di lavoro per molti componenti della famiglia rurale, attenua il fenomeno della fuga dalle campagne e  rafforza la solidarietà all’interno della famiglia stessa;
il consumatore può esercitare a sua volta un controllo più diretto sui processi produttivi e sulla qualità dei prodotti e comunicare immediatamente all’imprenditore agricolo le proprie opinioni, i propri gusti, le proprie aspettative;
si introducono criteri e meccanismi che favoriscono una maggiore equità nel funzionamento del mercato agroalimentare;
il rapporto vis à vis tra produttori e consumatori rafforza il legame tra agricoltura e società, tra campagna e città: ciò si traduce, tra l’altro, in un indubbio beneficio ai fini della rivitalizzazione e del mantenimento delle aree rurali.
Anche qualora l’acquisto venga effettuato senza visita personale sul luogo di produzione (ad es. acquisti online o per corrispondenza), il consumatore ha comunque un rapporto diretto – senza intermediari – con il produttore, il quale risulta facilmente individuabile e si sente dunque maggiormente responsabile per quanto concerne la qualità dei prodotti e dei servizi.

Naturalmente sussistono ancora alcune difficoltà sulla strada di una piena valorizzazione di questa pratica commerciale tradizionale:

limitata disponibilità di servizi di consulenza in materia di marketing dei prodotti agroalimentari per sostenere l’azione delle imprese impegnate nella vendita diretta;
impossibilità per il singolo imprenditore di sostenere individualmente i costi di una campagna promozionale ad ampio raggio o familiarità ancora scarsa con gli strumenti promozionali a basso costo basati sulle reti sociali e su internet;
in alcuni casi, lontananza dei punti vendita aziendali dai centri abitati.
Si tratta comunque di ostacoli in larga misura superabili con l’introduzione di politiche ad hoc da parte delle istituzioni e degli organismi associativi: garanzia di adeguati flussi informativi sia ai produttori sia ai consumatori, operazioni di marketing concertate su base regionale, incentivazione di fiere e appuntamenti promozionali di carattere tradizionale, campagne di educazione del gusto e di sicurezza alimentare, certificazione della qualità dei prodotti, promozione dei marchi italiani e comunitari su scala internazionale e mondiale.

Al fine di potenziare l’impatto della filiera corta nel proprio contesto territoriale di riferimento, la nostra Comunità Montana – nell’ambito del progetto cui questo sito è dedicato – ha avviato un percorsi di realizzazione di un marchio locale di qualità specificamente dedicato ai prodotti della Valsassina.

In questo modo si è inteso dare un ulteriore supporto ad una strategia promozionale basata su un ampio paniere di prodotti di eccellenza, che comprende formaggi, olio d’oliva, prodotti ortofrutticoli, salumi, miele e prodotti ittici.

 

diversificare con l'energia
Multifunzionalità e bioenergia

Come abbiamo visto, le strategie di valorizzazione dell’agroalimentare legate alla filiera corta rappresentano uno dei volti più noti della multifunzionalità agraria. Nondimeno esistono forme di diversificazione dell’attività agricola – legate in particolare alle nuove tecnologie – che esplorano campi molto diversi tra loro.

Tra le parole chiave di Expo vi è indubbiamente l’energia, che in una moderna ottica multifunzionale si traduce nella ricerca di nuove frontiere in ambito agroenergetico e bioenergetico.

L’energia rappresenta, oggi più che mai, un settore chiave per lo sviluppo dell’economia mondiale e per le sorti dell’umanità. I prezzi sempre più elevati delle consuete fonti di approvvigionamento – a partire dal petrolio – e i costi ambientali delle relative politiche energetiche inducono da tempo ad una seria riflessione sulle strategie da adottare a medio e lungo termine.

La domanda mondiale d’energia cresce a ritmo sostenuto: alcuni osservatori stimano un aumento fino al 60% entro il 2025. I maggiori incrementi si registreranno nei Paesi in via di sviluppo sulla scia dell’aumento di produzione industriale e consumi.

In Italia la fragilità del sistema energetico è dimostrata dalle importazioni di energia, che coprono circa i tre quarti del fabbisogno del Paese, per lo più mediante il ricorso a combustibili fossili.

A fronte di questo scenario numerose istituzioni pubbliche e private dimostrano un’attenzione crescente verso la costruzione di scenari e progetti imperniati su una politica energetica coerente e integrata, che contempli in particolare l’individuazione e la promozione di fonti d’energia compatibili con la preservazione e la ricostituzione delle risorse naturali. In tale prospettiva il settore primario, nelle sue componenti agricola, forestale e zootecnica, sta assumendo un ruolo sempre più rilevante come fonte potenziale di energia pulita e rinnovabile grazie al progressivo affermarsi di nuove tecnologie finalizzate a questo scopo.

Nel quadro di quest’agricoltura multiforme e orientata all’innovazione la filiera agroenergetica potrebbe rappresentare una sintesi sempre più importante sintesi tra le esigenze d’integrazione del reddito delle imprese e la ricerca di soluzioni avanzate per uno sviluppo veramente sostenibile.

Per questo motivo, nell’ambito del progetto cui il nostro sito è dedicato, abbiamo creato varie occasioni di approfondimento su questo tema, ad esempio soffermandoci sulla valorizzazione delle risorse forestali per la produzione di agro energia mediante piccoli impianti situati in zone di montagna o svantaggiate.

 

contenere i costi
L’importanza del risparmio energetico

Parallelamente alla ricerca di fonti energetiche a impatto ambientale basso o nullo, il mondo agricolo e i suoi esperti si stanno adoperando anche sul versante del risparmio energetico, cercando di mettere a punto tecniche di coltivazione e modalità di gestione aziendale finalizzate a massimizzare il risparmio di energia nei vari processi di produzione agricola.

Allevamenti, colture protette e macchinari possono essere gestiti con un occhio al risparmio  secondo scelte oculate e piccoli interventi.

Negli allevamenti, il nodo cruciale è rappresentato dai sistemi di ventilazione utilizzati. A partire dal corretto orientamento degli edifici è possibile ottimizzare il flusso naturale dell’aria. Un sistema di ventilazione naturale può ridurre l’energia impiegata per ottenere temperature in grado di garantire i livelli standard di benessere animale. Alcune aziende agricole necessitano inoltre di un impianto di refrigerazione, facilmente ottenibile applicando un “surriscaldatore” che sfrutti le serpentine calde di dispersione dei frigoriferi o dei condizionatori.

Anche nell’ambito delle colture protette il giusto orientamento rappresenta un punto di forza: in particolare, nel caso di serre riscaldate da utilizzare regolarmente tutto l’anno, l’orientamento est-ovest ridurrà al massimo grado le dispersioni di calore.

L’acquisto e la manutenzione di macchine agricole che abbiano requisiti specifici di dimensione e potenza permette poi all’imprenditore agricolo di contenere i consumi, evitando inoltre di compattare eccessivamente il terreno, fatto che causa spesso forti incrementi nelle spese di lavorazione.

 

le 'quote rosa'
Imprenditorialità al femminile

Nella nostra analisi dell’agricoltura multifunzionale in vista di Expo 2015 non poteva mancare un focus sull’imprenditorialità femminile nel settore primario. Le aziende agricole al femminile, infatti, rappresentano circa un terzo delle imprese rurali insediate sul territorio nazionale. Questo il dato diffuso dall’Istat per sintetizzare il panorama dell’agricoltura al femminile in Italia, uno spaccato del settore primario che è oggetto di sempre maggiore attenzione da parte degli esperti per la specificità dell’apporto femminile a questo comparto essenziale della nostra economia.

Le donne da sempre lavorano in agricoltura: anzi, gli storici e gli archeologi concordano ormai da tempo sul fatto che l’attività agricola sia nata nel Neolitico (6000 – 4000 a.C.) proprio grazie al lavoro femminile, mentre gli uomini si dedicavano alla più antica arte venatoria.

Nondimeno, a dispetto di questa preistorica primogenitura, la partecipazione femminile all’attività agricola è giunta fino all’età contemporanea conservando una posizione subordinata rispetto al lavoro maschile. Ciò si è tradotto nella presenza, da un lato, di capi d’impresa maschi e, dall’altro, di donne nel ruolo di operose coadiutrici, escluse dal processo decisionale.

Solo negli ultimi decenni questo atavico retaggio è stato incrinato in favore di una significativa ridistribuzione dei ruoli, come dimostra il dato italiano sopra citato. Peraltro, il fenomeno della progressiva appropriazione di posizioni di leadership e di indirizzo in ambito agrario da parte delle donne non deve essere assunto come un puro dato quantitativo, bensì come indice del raggiungimento di una dimensione imprenditoriale matura e vincente.

Qual è, dunque, l’identikit della moderna imprenditrice agricola? Secondo l’Osservatorio per l’imprenditoria e il lavoro femminile in agricoltura (Onilfa) le donne si dimostrano innanzitutto particolarmente vocate all’agricoltura multifunzionale, ovvero alla diversificazione delle attività praticabili in ambito rurale: agriturismo, didattica in fattoria, trasformazione aziendale e vendita diretta dei prodotti.

Un dato incoraggiante è rappresentato dal livello crescente di professionalità delle donne impegnate in agricoltura. Un ruolo determinante è svolto nel campo dei prodotti locali e delle specialità alimentari cosiddette “di nicchia”: aumenti importanti della presenza femminile in agricoltura si registrano infatti nel settore biologico, nella vitivinicoltura di qualità e nelle produzioni caratterizzate da marchi di qualità, in particolare Dop e Igp. Tutto ciò, unito alla pratica sempre più diffusa della vendita diretta al consumatore, genera un notevole effetto di valorizzazione del territorio e di avvicinamento tra agricoltura e società .

Negli ultimi anni si è riscontrato anche un positivo aumento del livello di formazione delle imprenditrici agricole, inteso come passaggio obbligato verso il rafforzamento della competitività aziendale. Secondo i dati Istat, oltre il 48% delle aziende condotte da donne in Italia aderisce ad organismi associativi operanti nel campo della formazione al fine di ricevere un’adeguata assistenza tecnica e consulenze in materia gestionale.

 

giovani generazioni
Il contributo necessario e determinante per il futuro dell’agricoltura

Come è noto, uno dei problemi dell’agricoltura italiana ed europea è dato dall’età media dei suoi protagonisti. Nel corso degli anni si è assistito a un processo di vera e propria “senilizzazione” del settore, al punto che attualmente meno di un decimo delle imprese agricole europee può contare su un titolare con meno di 35 anni, percentuale che si abbassa ulteriormente per quanto riguarda l’Italia. Altrettanto preoccupante è il fatto che oltre la metà degli agricoltori europei ha più di 55 anni.

Quali sono le cause di questo processo d’invecchiamento? Le ragioni sono senza dubbio molteplici ed esplorarle rappresenta una priorità fondamentale nell’ambito della riflessione sul futuro del pianeta promossa da Expo 2015.

Bisogna innanzitutto considerare gli effetti del calo fisiologico nel numero degli addetti al settore agricolo: i giovani delle famiglie rurali sono costretti, almeno in parte, a cercare un’occupazione al di fuori delle aziende di famiglia, che necessitano di un numero di unità lavorative proporzionalmente inferiore rispetto al passato. Accanto a questo fenomeno, insito nella dinamica evolutiva dei sistemi economici, vi sono però alcuni specifici fattori che incidono negativamente sulla propensione dei giovani a lavorare nelle campagne.

In primo luogo occorre fare riferimento all’alto livello dei prezzi che si riscontra attualmente nel mercato dei fattori di produzione di cui il giovane agricoltore ha bisogno per iniziare la propria attività. Il terreno agricolo presenta costi crescenti, essendo diventato ormai diventato l’oggetto di pratiche diffuse di investimento da parte di un gran numero di operatori economici e finanziari spesso di per sé estranei all’attività agricola.

Ai mezzi di produzione “tradizionali” si sono poi aggiunti da lungo tempo quelli immateriali, rappresentati dai diritti di produzione (o quote). Questi sono la conseguenza dell’introduzione di misure comunitarie per il controllo della produzione di determinati beni agricoli, al fine di evitare la presenza di quantitativi eccedentari che determinerebbero cadute rilevanti dei prezzi sui mercati. Purtroppo, in alcuni comparti i neo-imprenditori agricoli si sono trovati a sommare una voce – le quote o i diritti di produzione – del tutto estranea alle logiche di investimento delle passate generazioni. Benché l’orientamento attuale della Politica agricola comune sia quello di una graduale eliminazione di tali vincoli, gli effetti di queste misure non possono considerarsi ancora eliminati.

Di fronte a questo panorama complesso, i prossimi anni saranno decisivi per il futuro delle imprese agricole. Ci troviamo di fronte ad uno scenario internazionale sempre più competitivo, dove le distanze si accorciano e le relazioni commerciali devono essere affrontate in un’ottica globale. È in questo contesto che molti giovani agricoltori si troveranno a subentrare nella guida dell’impresa di famiglia con la grossa responsabilità di dover governare processi di innovazione tecnologica e nuove forme di approccio ai mercati agroalimentari. Nondimeno, un più marcato fenomeno di insediamento di giovani leve nelle zone rurali svantaggiate sarà fondamentale per un recupero di competitività da parte di queste ultime e per un’adeguata valorizzazione anche delle aree ritenute marginali.

 

esperienze ludico-formative
Le fattorie didattiche

Uno degli ambiti di maggiore interesse nel quadro dell’agricoltura multifunzionale è rappresentato dalla didattica in fattoria. Quello delle fattorie didattiche è un fenomeno che sta conoscendo da tempo un’importante espansione in Italia e all’estero e che, nondimeno, non può certo considerarsi maturo. Al contrario, sempre nuove aziende si aggiungono alle reti di fattorie didattiche presenti in quasi tutte le regioni italiane, a partire dalla Lombardia.

Le fattorie didattiche, con la propria offerta formativa e ricreativa rivolta a bambini e ragazzi, costituiscono un punto di riferimento sempre più essenziale per il mondo della scuola e offrono innumerevoli occasioni di contatto tra quest’ultimo e l’esperienza della vita e del lavoro in campagna.

Il ruolo delle fattorie didattiche è ormai ampiamente riconosciuto dalle istituzioni regionali e provinciali e dal Miur, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, oltre che da importanti realtà associative del mondo agricolo e ambientale.

A quest’ultimo riguardo possiamo citare una recente dichiarazione del WWF Italia, che ha inquadrato con attenzione l’esperienza propria della didattica rurale e la sua positiva valenza in termini ambientali. “L’azienda agricola multifunzionale– osserva il WWF – può assumere un ruolo educativo e sociale proponendo una pedagogia speciale legata alle relazioni uomo e natura nei diversi contesti del territorio rurale. La fattoria didattica diventa così una scuola di ecologia all’aperto e di pedagogia rurale attiva, che propone esperienze di vita agricola in una vera fattoria tradizionale, con la semina, il compostaggio,  la zappatura, la raccolta di ortaggi ed erbe officinali, la vendemmia, la sfogliatura del mais e la trebbiatura, l’ecosistema-fattoria, gli animali”.

È infine interessante citare il lusinghiero rilievo avanzato dalla stessa associazione ambientalista circa il ruolo di presidio socio-educativo del territorio svolto dalle fattorie didattiche: “La fattoria didattica può essere […] anche un centro di esperienza sull’uomo e la natura, la memoria, il paesaggio, la ruralità, in rapporto diretto con la Terra, che parte dal piccolo e dal vicino per poter arrivare a comprendere il grande ed il lontano. Le nuove frontiere della pedagogia rurale sono oggi gli “Agrinido” e gli “Agriasilo”, autentiche strutture educative permanenti riservate ai bambini da 1 a 3 anni e da 3 a 6 anni, che inseriscono l’azienda agricola multifunzionale nella rete delle istituzioni educative formali presenti nei territori rurali e contribuiscono a mantenere vitali i territori rurali assicurando servizi sociali ed educativi in aree altrimenti destinate all’abbandono”.

 

welfare sociale
L’ agricoltura nelle attività di recupero ed inserimento lavorativo

Un aspetto della multifunzionalità agraria in piena espansione è dato dalla cosiddetta agricoltura sociale, basata sull’impegno di un numero crescente di imprese agricole e realtà cooperative dedite ad attività di recupero, formazione e inserimento lavorativo a favore di persone caratterizzate da una determinata situazione di disagio sociale.

Benché il fenomeno dell’agricoltura sociale non possa essere ancora misurato in termini precisi, trattandosi di un fenomeno relativamente nuovo e in fase di definizione anche sotto il profilo legislativo, tuttavia esso sta assumendo un peso sempre maggiore come filone di welfare sociale legato al mondo rurale.

A questo proposito la Rete Rurale Nazionale ha recentemente realizzato un approfondimento finalizzato ad analizzare le opportunità offerte dalla prossima programmazione comunitaria 2014-2020 per promuovere e sviluppare l’agricoltura sociale nei contesti rurali, urbani e peri-urbani. Il tutto con l’obiettivo di generare un dibattito a tutto campo tra gli operatori del settore, i rappresentanti delle amministrazioni regionali e nazionali, le organizzazioni professionali e le altre associazioni interessate a  dare impulso ad un filone della multifunzionalità promettente e innovativo.

 



Data ultimo aggiornamento: 07-06-2017

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